Sebastian De Gobbis: Codici che diventano città.

Nel lavoro di Sebastian De Gobbis, il codice a barre smette di essere un segno tecnico e impersonale: diventa un simbolo della civiltà contemporanea, un linguaggio che racconta la nostra epoca attraverso linee, numeri e vibrazioni cromatiche. Il ciclo pittorico Codici, presentato anche alla fiera YouNique 2026 di Lugano, è il centro della sua ricerca, un universo visivo in cui la razionalità si trasforma in immaginazione. Per De Gobbis il codice a barre non è solo consumismo: è radice della comunicazione universale, struttura della mente, fondamento della società.

Guardate dall’alto, le sue linee diventano architetture: skyline, quartieri, città astratte che sembrano emergere da una mappa mentale. È qui che nasce Codecity, un ponte tra arte, scienza e tecnologia, dove la ripetizione diventa ritmo e la geometria diventa paesaggio. Il colore è la parte più viva del suo linguaggio. L’artista lavora con studi sul cromatismo e sulle vibrazioni, scegliendo contrasti che evocano l’impressionismo, come l’arancione e il blu, per dare movimento e profondità a superfici che, in apparenza, nascono da un codice rigido.

La sua ricerca è stata definita “concept painting”: un linguaggio che unisce pensiero e immagine, idea e forma. Le opere interrogano il dominio della ragione, il progresso e i suoi rischi, restituendo una visione che è insieme analitica e poetica. In Codici, De Gobbis costruisce mondi: città possibili, sistemi invisibili, mappe di una contemporaneità che si rivela attraverso linee che diventano ritmo, ordine e vibrazione.

Un modo nuovo di guardare ciò che, ogni giorno, passa sotto i nostri occhi senza essere davvero visto.


CREDITS
Artista Sebastian De Gobbis @sebastiandegobbis

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