Matteo Zanini: quando lo scrivere inizia a germogliare.

Ci sono scrittori che costruiscono mondi, e altri che li abitano con una naturalezza disarmante. Matteo Zanini appartiene a entrambe le categorie: la sua scrittura è un territorio in cui si entra in punta di piedi, ma che subito accoglie, avvolge, trattiene. Nei suoi libri convivono memoria e invenzione, fragilità e desiderio, un’attenzione quasi rituale per ciò che resta ai margini.

In un panorama letterario spesso dominato dalla velocità, Zanini, con la sua sensibilità e delicatezza, sceglie un’altra postura: quella dell’ascolto. Le sue storie non cercano l’effetto, ma la risonanza; non inseguono il clamore, ma la verità minuta dei sentimenti, delle relazioni, delle ferite che diventano forma.

Incontrarlo significa entrare in un dialogo che non ha fretta, che scava, che apre. Una conversazione che somiglia molto ai suoi romanzi: luminosa, intima, attraversata da una delicatezza che non teme la profondità.

Qual è la radice da cui parte la tua scrittura?

“Mi piace la scelta del termine radice. Percepisco il mio scrivere proprio come un piccolo seme che, trovando linfa da un’idea, da un sentire, da un evento che sa smuovere, inizia a germogliare. Lo fa in silenzio, con riserbo; spesso si mostra con lentezza richiedendo devozione. Le radici della mia scrittura seguono il battito, ricercano affetto.”

Qual è il dettaglio che ti ossessiona quando costruisci una storia?

“Devo ammettere che, quando scrivo, la trama in sé è già un’ossessione. La penso costantemente. Andando nel dettaglio, invece, cito la musicalità delle parole, il modo in cui risuonano una volta che le si legge: provo a sceglierle in modo che compongano non solo frasi, ma anche immagini – che siano quasi tangibili, materiche. Vorrei si mostrassero al lettore nella loro forma più bella.”

Come scegli le voci che abitano le tue storie?

“Le voci dei personaggi cambiano a seconda del tipo di storia, del tono del romanzo o del racconto, dei temi che affronto e dell’ambientazione – quelle più classiche e quelle più sperimentali. Cerco sempre delle voci che possano insegnarmi qualcosa, lasciare un’evidenza.”

C’è un tema che continui a inseguire, anche quando provi a evitarlo?

“Il dolore. Nel corso degli anni mi sono proprio reso conto che, volente o nolente, la tematica del dolore abita sempre le mie storie, vestendo abiti differenti e dando voce a personaggi sempre nuovi. Forse è vero che la scrittura – ma anche la lettura – è una catarsi. Per me resta anche un modo per mettere a posto i pezzi, per dare un senso a quello che accade. Per sentirsi meno soli.”

Qual è il momento in cui smetti di toccare un testo e lo lasci andare?

“È sempre complesso riuscire a capire quando un punto è davvero l’ultimo punto, ma ho imparato ad ascoltare le mie righe; in realtà sono proprio loro a darmi le indicazioni. Finché vogliono ancora raccontare le assecondo, resto in loro compagnia e scrivo le loro volontà. A un certo punto, si alzano e si congedano. Sedimentano, quasi fossero in un’incubatrice. Nel nostro incontrarci nuovamente si disvelano gli esiti: qui capisco se il testo è pronto o in quali punti andrà rimaneggiato – o stravolto.”

Cosa speri che il lettore porti con sé dopo averti letto?

“Il mio augurio più grande resta sempre quello di alimentare un’emozione, lasciare una traccia. Empatia cartacea: se volessi dare un nome a questo desiderio probabilmente lo definirei così. Il bello delle storie è che talvolta possono rappresentare un ponte tra chi le ha scritte e chi le attraversa: vorrei che le mie restassero istantanee tatuate nella memoria.”

Se la tua scrittura fosse un luogo, quale sarebbe?

“Una baita in montagna che profuma di legno di pino e muschio, con una finestra che dà su un bosco da cui osservare le nebbie, le nuvole e le costellazioni brillanti.”

Le parole di Matteo non si limitano a raccontare: attraversano. Restano come una luce che continua a muoversi anche quando il libro si chiude, come un gesto che non smette di vibrare. La sua scrittura è un luogo in cui le storie non finiscono, ma cambiano forma – diventano attesa, memoria, possibilità. Ed è lì, in quella soglia sottile tra ciò che è stato detto e ciò che ancora tace, che la sua voce continua a respirare.

Grazie a Matteo Zanini per essere stato nostro ospite e averci aperto il suo mondo artistico.


CREDITS
Intervista a cura di Stefano Mosca @he.is_sm
Artista / Scrittore Matteo Zanini @matteo_zanini

Lascia un commento