La ricerca di Damiano Fasso abita un territorio instabile, dove l’immagine non è mai superficie neutra ma campo di tensioni. Nato a Montecchio Maggiore, formato tra Lettere e Belle Arti, Fasso costruisce un linguaggio ibrido che attraversa pittura, installazione, videoarte e intelligenza artificiale. La sua pratica nasce dall’urgenza di interrogare il modo in cui le immagini – quelle della cultura pop, dei videogiochi, dell’ecosistema digitale – modellano la nostra percezione del mondo.


Nelle opere pittoriche, materiali non convenzionali come polvere da sparo e pigmenti fluorescenti generano superfici reattive, vive, che cambiano con la luce. È un modo per rendere visibile la natura ambigua della realtà virtuale: un luogo dove tutto appare solido eppure scivola, dove la materia si comporta come un glitch. L’estetica “iper-pop” di Fasso non è un esercizio stilistico, ma un dispositivo critico: attraverso colori saturi, icone digitali e frammenti di manga, l’artista affronta temi come l’inquinamento, la manipolazione dell’informazione, la volontà di dominio tecnologico.


La sua è una pittura che non si limita a rappresentare il presente: lo mette in crisi. La tela diventa un ambiente post-umano, un luogo in cui la memoria storica incontra le accelerazioni del digitale, dove il gesto pittorico dialoga con l’algoritmo senza esserne sopraffatto.
Il percorso di Fasso ha una forte proiezione internazionale fin dagli esordi: nel 2001 partecipa a un evento collaterale della 49ª Biennale di Venezia, aprendo un dialogo con istituzioni e spazi che negli anni successivi lo porteranno fino ai giganteschi schermi di Times Square. Le sue opere entrano in collezioni pubbliche e private – dalla Collezione VideoInsight al Museo Salce – e continuano a circolare in mostre che esplorano il rapporto tra immagine, tecnologia e percezione: INORI (MAO, Venezia), DOUBLE INTERFACE (Seoul), LIGHT VISIONS (New York), DIGITAL LIES (Treviso), PHANTASMAGORIA PACIS (Treviso).


Inserito nell’Annuario di Arte Contemporanea Cina–Italia 2025, Fasso prosegue una ricerca che non cerca risposte, ma frizioni. Le sue opere invitano lo spettatore a sostare nell’ambiguità tra materia e pixel, tra ciò che crediamo di vedere e ciò che l’immagine nasconde. In un presente dominato dalla velocità visiva, Fasso ci ricorda che guardare è ancora un atto critico.
CREDITS
Artista / Damiano Fasso @damiano_fasso
Sito / www.damianofasso.org
