Ci sono luoghi che non esistono più, ma continuano a vivere in un sentore. Ci sono persone che non vediamo da anni, ma tornano all’improvviso in una nota di rosa, in un accordo di legni, in un soffio di talco. E ci sono storie che non si raccontano con le parole, ma con l’aria che lasciamo dietro di noi.
In questo spazio, a metà tra ritratto e conversazione, proviamo a entrare nella radice di chi ha fatto del profumo non solo un lavoro, ma un modo di guardare il mondo. Un ragazzo che non compone fragranze, ma le sceglie, le interpreta, le custodisce. Un curatore dell’olfatto, un archivista di emozioni, un mediatore tra la pelle e la memoria: Salvatore Piccerillo ci fa entrare nella sua profumeria Salle Particulière.


La radice
Noi partiamo sempre dal nostro motto: “L’arte dalla radice”. Qual è la radice da cui nasce il tuo rapporto con i sentori? Da dove arriva questa attenzione così profonda all’olfatto?
“La radice da cui nasce il mio rapporto con i “sentori” va ricercata sicuramente nella mia infanzia! Da che ho memoria la mia vita è sempre stata accompagnata dai profumi:
Quello del borotalco e dello shampoo alla camomilla, il dopobarba di mio padre, la cera di Cupra che mia madre indossava come crema viso, il bagno dei miei nonni che profumava di acqua di rose e di Eau fraîche di Dior (di cui conservo ancora la bottiglia!).
Ovvio che il profumo per me diventa un accessorio indispensabile molto intimo, che rappresenta la mia personalità ma con il quale ci si può giocare a seconda delle circostanze!”
La memoria olfattiva è una forma di autobiografia involontaria: non la scegliamo, ci sceglie. E lui, in questo, ha imparato a riconoscere le radici come si riconosce una nota di fondo: lentamente, ma con certezza.
L’ossessione
Quando esplori una fragranza, qual è il dettaglio che ti ossessiona? La nota che ti fa capire se quel profumo “ti parla” davvero?
“Quando esploro, per poi scegliere, una fragranza o un brand il dettaglio fondamentale è l’originalità, per quanto possibile! Mi piace poi che il profumo sia ben costruito con materie prime di qualità e che tutto sia coerente, dal jus al packaging…E che rispecchi ovviamente il suo “creatore”.
Non cerca il rumore del mercato, ma la voce dell’autore. Non cerca l’effetto, ma la coerenza. È un modo di ascoltare i profumi che assomiglia molto a un modo di ascoltare le persone.


La scelta
C’è un momento preciso in cui decidi che un profumo può entrare nella tua selezione. Come riconosci quell’istante? Cosa deve accadere perché tu dica “sì, è lui”?
“L’istante che mi fa scattare la scintilla della scelta è quello in cui mi rendo conto che quel profumo, quel marchio mi sta “raccontando qualcosa”…
Si chiama “storytelling”: raccontare olfattivamnete una storia, un evento, un momento, un luogo, un’emozione attraverso le varie note.
Non mi interessa proporre prodotti in voga, che seguono l’hype del momento o proposti dagli influencers di turno!
Anzi, al contrario, questa è una ragione che mi fa desistere dallo scegliere determinati marchi! Voglio che i clienti del mio negozio scelgano qualcosa che li rappresenti e non imposto dagli altri… Ciò che chiedo sempre: Vuoi profumare come tutti gli altri o ti vuoi distinguere ed essere unico?”
La scelta, per lui, non è mai un atto commerciale. È un atto di fedeltà: alla storia che un profumo porta e alla storia che una persona vuole raccontare.
La restituzione
Quando osservi le persone che indossano i profumi che proponi, cosa ti restituisce questa esperienza? Cosa impari guardando come un sentore vive sulla pelle degli altri?
“È sicuramente la soddisfazione più grande!
Innanzitutto perché tutti i profumi che propongo rappresentano i miei gusti e quindi vederli scelti e apprezzati anche dagli altri mi fa capire che stiamo sulla stessa lunghezza d’onda e quasi sempre siamo accomunati dagli stessi interessi che possono spaziare in vari campi.
E poi un buon profumo, creato con materie prime di qualità, è qualcosa di vivo e che evolve.
È incredibile vedere come una pelle diversa, usando uno stesso profumo, possa far esaltare alcune note piuttosto che altre, pur restando nel complesso riconoscibile.
Ma anche sulla singola persona uno stesso profumo può cambiare: In base a ciò che mangiamo, in base all’umore… Se siamo tristi, contenti, angosciati…
Ecco che un buon profumo diventa quasi come un abito sartoriale. Si adegua a noi, al nostro essere… Riservandoci piacevoli sorprese!”
Il profumo, allora, non è un oggetto: è un incontro. Un modo di abitare il mondo e di lasciarsi abitare.


Chiusura
Ci sono mestieri che si imparano e mestieri che si ereditano senza saperlo. Il suo è un po’ entrambe le cose: tecnica e memoria, scelta e istinto, pelle e racconto.
In un’epoca in cui tutto profuma allo stesso modo, lui continua a cercare ciò che non si confonde. Ciò che resta. Ciò che parla piano, ma parla vero.
Grazie a Salvatore per essere stato nostro ospite e averci aperto il suo mondo artistico.
CREDITS
A cura di Stefano Mosca
Artista / Salvatore Piccerillo @salle.particuliere
