Ci sono artisti che attraversano i linguaggi, e artisti che li abitano. Mauro Maurizio Palumbo appartiene alla seconda categoria. Nato a Napoli, visual e performance artist, docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli e Ph.D presso l’Università Vanvitelli, Palumbo costruisce un’opera che non è mai solo immagine, ma fenomenologia del corpo, drammaturgia dello spazio, interrogazione del visibile. La sua formazione si stratifica tra accademia, università, teatro, psicopedagogia: ogni medium diventa un organo, una possibilità di incarnare ciò che non può essere detto.


Dal 2010 la sua ricerca approda alla performance art, dove il corpo è soglia, dispositivo, rivelazione. Le sue opere nascono site specific, come organismi che respirano con i luoghi che li ospitano: teatri, musei, complessi monumentali, spazi sacri. Premiato con riconoscimenti nazionali – Gennaro Vitiello, Massimo Rao, Paoline, Paolo De Matteis – Palumbo porta avanti una pratica che unisce rigore accademico e tensione sperimentale.


Le sue drammaturgie hanno attraversato l’Italia e l’Europa, dialogando con artisti come Uemon Tatsho Ikeda, Janet Park, Cai Guo-Qiang, e con registi quali Luciano Melchionna, Stefania Rocca, Francesco Montanari, Davide Sacco. Nel 2026 presenta TERZOATTO nella Chiesa del Pio Monte della Misericordia: sette opere per un corpo che rispondono, in un contrappunto contemporaneo, alla potenza caravaggesca delle Sette opere di misericordia. È un atto di relazione, un corpo che si fa liturgia, una performance che trasforma la vulnerabilità in visione.


La sua pratica pedagogica, maturata tra scuole, laboratori, workshop, è parte integrante della sua poetica: l’arte come strumento di cura, di apprendimento, di trasformazione. Collabora con il Ministero della Cultura, con fondazioni, diocesi, istituti di alta cultura, portando l’arte nei territori come gesto di riqualificazione e ascolto.
Nel lavoro di Mauro Maurizio Palumbo il corpo diventa soglia, rito, attraversamento. Ogni gesto è una fenditura che apre la visione, ogni opera un respiro che scava nella memoria. Le sue performance non si limitano a esistere: continuano a muovere ciò che in noi resta inquieto, vivo, in attesa.
CREDITS
Photographer /
Anna Abet @anna.abet
Giulio Baffi @giulio7356
Antonio Incoronato @antonioincoronatophoto
Gaetano Russo
